Che cosa accade quando ciò che produciamo non scompare, ma entra nell’ambiente fino a diventare parte dell’ecosistema? È la domanda al centro di L’Era Plasteozoica. Una distopia ecologica, la mostra di Pictoria Newhouse, a cura di Julian Kunhardt, in programma al Museo di Storia Naturale di Milano dal 30 settembre all’8 novembre 2026. Fotografie, installazioni, animali artificiali e tassonomie immaginarie costruiscono un possibile ecosistema futuro nel quale la plastica sembra aver sostituito il vivente.
Il progetto nasce da una spedizione fotografica alla Laguna de los Flamencos, sull’isola di Saona, nella Repubblica Dominicana. L’assenza della fauna che dà nome al luogo, insieme alla presenza di residui, detriti e resti animali, ha generato una domanda destinata a diventare il filo conduttore della mostra: saremo costretti a fabbricare la nostra fauna per poterla rappresentare? Da qui nasce l’immagine di una nuova era, non riconosciuta dalla geologia ma immaginata dalle artiste come conseguenza estrema del presente: un tempo nel quale la plastica non è più soltanto un rifiuto, ma diventa paesaggio, habitat, falso organismo e possibile fossile della civiltà umana.
La forza della mostra sta nel trasformare un tema ambientale in una riflessione più ampia sul rapporto tra uomo, natura e trasformazione dell’ambiente. L’ecosistema non è soltanto una foresta, un mare o una laguna: è una rete di relazioni nella quale ogni elemento influenza gli altri. La presenza della plastica diventa così una traccia delle nostre scelte, del nostro modello di produzione e consumo e della capacità dell’uomo di modificare ciò che lo circonda. Il fenomeno del plastiglomerato, nel quale la plastica fusa ingloba sabbia, frammenti di roccia, coralli e conchiglie, rende concreta questa intuizione: ciò che produciamo può entrare persino nella memoria minerale della Terra.
Da questa prospettiva, il concetto di ecosistema assume un significato più ampio. Oggi viviamo contemporaneamente dentro ecosistemi naturali, sociali, economici, culturali e tecnologici. Una città è un ecosistema, così come un’impresa o una comunità. Anche il mondo digitale sta costruendo un nuovo ambiente nel quale persone, dati, algoritmi e intelligenza artificiale interagiscono continuamente. La domanda non è quindi soltanto quanto la tecnologia sia capace di fare, ma quale ecosistema umano stiamo costruendo attraverso ciò che la tecnologia ci permette di fare.
È una riflessione che riguarda anche economia, finanza, impresa e turismo. Innovare non significa soltanto creare qualcosa di nuovo, ma comprendere le relazioni che quella innovazione modifica. Parlare di sostenibilità significa allora andare oltre la sola dimensione ambientale e interrogarsi sulla qualità complessiva dell’ecosistema nel quale viviamo.
Non è casuale che la mostra sia inserita in TRACCE, il percorso multidisciplinare promosso dagli Istituti Scientifici del Comune di Milano e dedicato al dialogo tra arte e scienza. Il progetto invita a interrogare ciò che rimane dopo lo sfruttamento, a osservare i segni lasciati dalle trasformazioni ambientali e a riflettere sulle possibilità di rigenerazione.
Ed è proprio qui che può aprirsi una riflessione sul RE-Umanesimo. Rimettere l’essere umano al centro non significa contrapporlo alla natura, alla tecnologia o all’economia, ma riconoscerlo come parte di una rete di relazioni. Tecnologia e umanità, innovazione e responsabilità, economia e cultura, sviluppo e ambiente non sono più dimensioni separate: appartengono allo stesso ecosistema.
L’Era Plasteozoica non offre una soluzione, ma rende visibile una possibilità. E attraverso questa possibilità ci invita a guardare diversamente il presente. La vera sfida del nostro tempo non è soltanto capire quale futuro riusciremo a inventare, ma quale ecosistema vogliamo costruire.
Perché il futuro non sarà semplicemente ciò che sapremo creare. Sarà il risultato delle relazioni che avremo saputo costruire tra uomo, ambiente, tecnologia, economia e cultura.
Promossa dal Comune di Milano e prodotta da WUAPAH non-profit, la mostra è realizzata con il sostegno delle istituzioni dominicane: Ambasciata della Repubblica Dominicana in Italia, Consolato Generale della Repubblica Dominicana a Milano, Instituto de Dominicanos y Dominicanas en el Exterior (INDEX) e Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana. Il progetto è realizzato anche grazie a Sercitec, principale sponsor della mostra.
Pictoria Newhouse è un collettivo artistico fondato nel 2012 a Santo Domingo nella Repubblica Dominicana, da Victoria Thomen e Guadalupe Casasnovas, artiste visive, fotografe e architette. La loro
pratica interdisciplinare integra fotografia, installazione e costruzione narrativa per affrontare questioni sociali, ambientali e culturali contemporanee. L’Era Plasteozoica è stata selezionata nell’ambito di Trasatlántica / PHotoESPAÑA, presentata al Centro León di Santiago de los Caballeros nel 2018 e al Giardino Tropicale della stazione di Atocha a Madrid nel 2019. La mostra milanese ne propone una nuova lettura in relazione alle collezioni e alla vocazione scientifica del Museo di Storia Naturale.
Photo Pictoria Newhouse – courtesy Comune di Milano