Quando si affronta l’argomento dell’economia si affronta il sistema economico, che si sostanzia nella organizzazione delle risorse che si hanno a disposizione in ogni dimensione, in ogni settore, dalla vita quotidiana ai mercati, al commercio, alla produttività e ancora agli investimenti ed ai finanziamenti.
Tutta questa organizzazione vede l’uomo al centro del sistema economico e del sistema finanziario. Ma con quali regole?
La teoria neoclassica della scienza economica del secolo scorso e non solo, ha sempre messo l’Homo Oeconomicus al centro, le cui caratteristiche sono la concezione utilitaristica del risultato economico e l’ottimizzazione del risultato nella sua razionalità e capacità di scelta.
Ma è davvero cosi l’uomo? Razionale, ottimizzatore e organizzatore di scelte perfette?
Per il vero già Adamo Smith, che sarebbe arrivato a teorie utilitaristiche spontanee e perfette con la mano invisibile nel 1776, aveva introdotto qualche anno prima la teoria dei sentimenti morali, dove l’accenno ad un uomo umano si era intravista.
Nel novecento l’economia comportamentale e con essa la finanza comportamentale avrebbero disvelato la vulnerabilità dell’uomo economico perfetto.
Il premio Nobel per l’economia nel 1978, Herbert Simonin tanto ci faceva conoscere la razionalità limitata dell’uomo, che è umano con la sua vulnerabilità e che non è in grado di prendere decisioni logiche.
Ecco che le scienze cognitive, la psicologia si uniscono alla economia definendo i principi della economia comportamentale e della finanza comportamentale. È una economia questa più umana, vicina agli esseri umani, vicina ai loro processi decisionali emozionali ed imperfetti.
- Le decisione finanziarie di risparmio ed investimento in questo senso abbracciano la finanza comportamentale, sono si quelle reali ma sono quelle migliori?
- Migliori per l’individuo oppure anche migliori per la comunità in cui vive?
- Una decisione umana presa attraverso processi cognitivi influenzata da pregiudizi comportamentali, da euristiche, da informazioni vissute in un preciso contesto è una decisione virtuosa, morale ed etica?
- La decisione umana, quella ritenuta conveniente, è una decisione umana che produce plusvalenza, ma è la decisione più utile per se e la comunità in cui vive?
La mano invisibile di Adamo Smith in questi anni di crisi economica finanziaria, ha mostrato le sue crepe, i suoi limiti e con essa tutta la costruzione economica utilitaristica, individualistica del ‘900.
La teoria dell’homo homini lupus ha ancora senso, in mondo di finanza speculativa, dove svolgere il proprio lavoro, non è più il centro dell’uomo, il centro della comunità?
L’economia e la finanza comportamentale ci hanno svelato l’autenticità e la fallibilità dei processi decisionali umani e ci fanno riflettere sulla ricerca di una direzione. Questa direzione ha radici antiche, la polis di Aristotele aveva come fine ultimo la felicità dei cittadini tutti, la famiglia il villaggio, la città, dove il benessere era della comunità.
La civitas romana della comunità di diritto, poi di San Tommaso e Antonio Genovesi nel XVIII secolo con la scuola di economia civile, hanno continuato ad interrogarsi sul rapporto tra individuo , comunità e bene comune.
È che oggi, dopo secoli di sviluppo economico e tecnologico, torniamo a porci una domanda che appartiene alla storia stessa del pensiero “Quale è la finanza buona quella che parla dell’uomo e all’uomo e alla sua polis?”
Luigi Einaudi ci parlava nel novecento di una economia civile che non doveva essere restare solo italiana o solo cattolica.
La direzione re-umanistica grazie anche al contributo della economia e della finanza comportamentale ci dice di una economia e di una finanza che devono avere tre vertici in un triangolo di sostenibilità. Dobbiamo far combaciare l’ente pubblico, l’impresa e la società civile in una sostenibile felicità.
Dove è il luogo della sostenibile felicità?
Il luogo dove si incontra la conoscenza dell’economia umana umanistica e Re-umanistica, dove si affronta l’economia umana, la finanza buona e sostenibile, la leadership.
L’uomo ritorna verso la polis di Aristotele, la politica deve essere il regno dei fini, l’economia il regno dei mezzi delle risorse.
Il legame deve essere il ritorno all’etica che detta le norme che guidano il comportamento umano, perché ogni decisione è accompagnata da emozioni esperienze e contesto, da conoscenza del mercato, dalle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale.
Ci deve essere un luogo dell’incontro dove, come sottolineava Aristotele, deve accadere la fioritura umana, dove si incontra diritto e dovere, la vita buona e la civile felicità.
C’è bisogno di un passaggio culturale e la prospettiva del RE-Umanesimo trova un messaggio potente che percorre questa via.
La via della conoscenza ed esperienza, della competenza tecnica e cultura umanistica. Di capacità decisionale e responsabilità.
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