A ottocento anni dalla composizione del Cantico delle Creature (concluso nel 1226), il testo di Francesco d’Assisi continua a sorprendere per la sua straordinaria attualità. Non si tratta soltanto del primo grande componimento della letteratura italiana, né esclusivamente di una preghiera rivolta al Creato. Il Cantico rappresenta una vera visione antropologica, sociale ed economica, capace di anticipare un modello di convivenza fondato sulla reciprocità, sul limite, sulla responsabilità e sulla dignità di ogni forma di vita.
Per lungo tempo la modernità ha interpretato il progresso quasi esclusivamente attraverso gli indicatori della crescita economica, dell’innovazione tecnologica e dell’efficienza produttiva. Questo paradigma ha certamente favorito uno sviluppo senza precedenti, ma ha anche prodotto profonde fratture: disuguaglianze sociali, crisi ambientali, impoverimento delle relazioni umane e una progressiva separazione tra economia ed etica. È proprio in questo scenario che si colloca il Manifesto RE-Umanesimo, non come un ritorno nostalgico al passato, ma come una proposta culturale capace di rileggere il presente attraverso una nuova alleanza tra persona, impresa, istituzioni e ambiente. Il RE-Umanesimo propone una ricomposizione dei saperi e delle responsabilità, restituendo centralità alla persona senza contrapporla all’innovazione. Al contrario, afferma che la tecnologia, la finanza, l’impresa e l’intelligenza artificiale acquistano pieno significato soltanto quando sono orientate alla promozione della dignità umana e del bene comune.
Il prefisso “RE” assume un valore simbolico e progettuale. Esso richiama il senso del ricominciare, del rigenerare, del riconnettere, del restituire e del responsabilizzare. Non è un semplice ritorno all’Umanesimo rinascimentale, ma il tentativo di reinterpretarne i principi alla luce delle sfide del XXI secolo: la sostenibilità, la trasformazione digitale, la governance globale, la crisi climatica e il bisogno crescente di una leadership fondata sull’etica.
In questa prospettiva, il Cantico delle Creature può essere considerato una delle radici culturali del RE-Umanesimo. Francesco d’Assisi non propone una visione romantica della natura, bensì una nuova grammatica delle relazioni. Chiamando il sole “fratello”, la luna “sorella”, l’acqua “sorella” e la terra “madre”, egli supera la logica del possesso e introduce quella della reciprocità. La natura non è una risorsa da sfruttare, ma una comunità di relazioni della quale l’essere umano è parte integrante e responsabile.
Questa intuizione appare oggi sorprendentemente moderna. Le più avanzate riflessioni sull’economia civile, sulla sostenibilità, sui criteri ESG, sull’economia circolare e sulla responsabilità sociale d’impresa convergono tutte verso un principio fondamentale: non può esistere sviluppo economico durevole senza sviluppo umano.
Il Manifesto RE-Umanesimo amplia questa prospettiva proponendo un nuovo modello di economia sociale orientata all’etica.
L’impresa non è più interpretata esclusivamente come luogo di produzione del profitto, ma come soggetto culturale capace di generare fiducia, conoscenza, relazioni e valore condiviso. Il capitale economico continua a essere necessario, ma non è più sufficiente. Accanto ad esso assumono pari dignità il capitale umano, il capitale sociale, il capitale culturale e il capitale reputazionale. In questa visione il profitto non rappresenta il fine ultimo dell’attività economica, bensì la conseguenza naturale di un’organizzazione capace di creare valore per tutti gli stakeholder. L’economia torna così ad assumere il significato originario di oikonomia, il governo della casa comune, dove ogni decisione economica diventa al tempo stesso una scelta etica.
Il RE-Umanesimo propone quindi un cambiamento di paradigma: dalla competizione alla cooperazione, dalla crescita quantitativa alla qualità dello sviluppo, dalla massimizzazione del risultato alla generazione di impatto positivo, dalla cultura del possesso alla cultura della responsabilità. In questa prospettiva il Cantico delle Creature non appartiene soltanto alla storia della spiritualità. Diventa il fondamento simbolico di una nuova cultura economica nella quale la fraternità non rappresenta un ideale astratto, ma una categoria organizzativa, capace di orientare le politiche pubbliche, la governance delle imprese e le scelte individuali. Il nostro contriburto consiste proprio in questo: dimostrare che etica ed economia non sono discipline contrapposte, ma dimensioni complementari della stessa civiltà. Quando la persona torna al centro dei processi decisionali, l’innovazione non perde forza; acquista direzione. E quando il mercato riconosce il valore della relazione, della fiducia e della responsabilità, anche la crescita economica diventa più stabile, inclusiva e generativa.
Dal Cantico delle Creature si disegna un filo rosso che attraversa oltre otto secoli di storia: la convinzione che il futuro non possa essere costruito esclusivamente sull’efficienza, ma debba poggiare su una rinnovata cultura della fraternità, della responsabilità e del bene comune. «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa»: in questi versi Francesco d’Assisi non celebra soltanto il creato, ma propone una nuova idea di relazione, nella quale nessuno è padrone e tutto è affidato alla responsabilità reciproca. Forse il mercato del futuro non sarà giudicato soltanto dalla ricchezza che saprà produrre, ma dalla fiducia che riuscirà a generare. Ogni economia nasce prima di tutto da una relazione: senza responsabilità, reciprocità e senso della comunità, anche la crescita più rapida rischia di diventare fragile. Il vero progresso non consiste nell’opporre etica ed economia, ma nel riconoscere che uno sviluppo duraturo è possibile solo quando il valore economico cresce insieme al valore umano. In fondo, il bene comune non è il limite del mercato: è la sua più grande opportunità.