Abbiamo incontrato alla Versiliana il Senatore Riccardo Nencini, Presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G. P. Vieusseux che ha appena pubblicato un libro dedicato a Oriana Fallaci: “Mai stanca di Vivere – Passioni e tumulti di Oriana Fallaci” un intenso prezioso ricordo di questa famosa giornalista/scrittrice morta ormai 20 anni fa, che Nencini ha conosciuto dal 2001, intessendo con lei una profonda amicizia. Ci ha subito ricordato che: tutti gli scrittori o le scrittrici scrivono in maniera completamente diversa, non c’è un modo per scrivere”.
Ognuno ha il suo modo e ognuno ha il suo stile, ma per darsi uno stile le condizioni sono sempre le solite: bisogna leggere molto e scrivere molto in quest’ordine.
Borges diceva: sono più famoso, nonostante fosse cieco, per i libri che ho letto che non per i libri che ho scritto. Se non leggi, non scrivi e se non scrivi a lungo uno stile non te lo dai, è impossibile darsi uno stile. Si scrive per come fosse un lavoro, quindi non per intuizione. Lei scriveva come Alfieri. Alfieri diceva: scrivo legato alla seggiola. Lei scriveva dalla mattina alle nove di sera. Alle nove del mattino staccava tutto, il telefono, fax tutto. Aveva soltanto accanto a lei il dizionario dei sinonimi e dei contrari e il Devoto Oli, e basta. Sigarette in quantità industriale c’erano dei Virginia Le sigarette al mentolo, sigarillos insomma ne aveva di diverse tipi
Altra cosa da sottolineare è una battuta che faceva anche Hemingway. La dico come l’ha scritta lui: “la prima stesura è merda” Cioè scrivere non è scrivere, scrivere è riscrivere, quindi sulla prima pagina scritta, la seconda, la terza, le prime 10 eccetera., Se non ripassi non è ancora scrittura, questo è un insegnamento che condivido, altri hanno altre storie. Non servono le scalette Joshua, grande scrittore israeliano, se non aveva in testa tutto non iniziava a scrivere un romanzo. Oriana invece diceva: la scaletta è inutile perché se non dai vita ai personaggi e quindi se non li costruisci dal punto di vista fisico, psicologico, eccetera, il romanzo non funziona ma se i personaggi sono ben costruiti vanno da sé, prendono una strada che non è la strada prevista all’inizio alla scaletta. Quindi non puoi prevedere com’è il finale. Ha ragione lei, ha totalmente ragione lei. Questo è il lato che colpisce e che io penso abbia una sua validità. C’è invece il punto che più passano gli anni, più è stata trattata in maniera disastrosa Oriana Fallaci.. La domanda è perché? Allora, primo do la mia opinione: perché è donna Perché è fiorentina e Firenze è una città straordinariamente provinciale, l’unica città cosmopolita toscana è Livorno. Lei col cosmopolitismo di Firenze non c’entra un fico. Perché è di Firenze, ma non è della Firenze bene: Oriana è dell’Oltrarno L’oltrarno è il quartiere che nasce nel Medioevo e che nel Medioevo si chiama borgo Pitiglioso cioè borgo dei pidocchiosi ma è una storia del 1300, 1400 però anche alla fine dell’ottocento, primo novecento, il borgo dei pidocchiosi viene chiamato malborghetto perché è pieno di delinquenti e perché è pieno di sovversivi. Il fascismo nell’oltrarno entra sei mesi dopo, qui ci sono socialisti comunisti, a presidiare sui tetti vanno le donne coi bambini al seno a lanciare le tegole sui fascisti del Marchese di Culagna perché aveva comprato il titolo. Non era marchese, se lo era comprato, quindi marchese di Culagna. Quindi lei che era di quel quartiere era una toscanaccia. Non c’entra nulla con l’aristocrazia fiorentina con la borghesia fiorentina, anzi diciamo che c’è un certo risentimento reciproco. Poi, perché appartiene ad una cultura minoritaria. Famiglia laica, libera, socialista, giustizia e libertà, eccetera, eccetera. In una Firenze che ha due cardini molto diversi, cattolicesimo di sinistra dalla Pira a Don Milani ed altri. Cultura comunista molto radicata. Io penso che l’origine sia lì, più che in quello che lei scrive, perché se guardiamo a quello che scrive noi abbiamo avuto dei premi Nobel della letteratura sui quali se fosse stato adottato lo schema adottato per Oriana, qualche ragionamento dovremmo farlo no?
Lo stesso trattamento le è stato riservato per la nomina a senatrice a vita. Ciampi, livornese, alla fine non era riuscito a a concederle la nomina Però la risposta di Oriana fu: meglio così, perché non avrei saputo da che parte sedermi del Senato Per dire che era alla fine super parte, anarchica, fondamentalmente anarchica. Dovendo fare l’esame di maturità all’epoca la mia epoca giurassica si portavano due materie: sulla prima si faceva la tesina. Io portavo ovviamente italiano, ma non scelsi né Svevo né Pirandello né Pascoli, scelsi Fallaci. E lì per lì mi è costato perché mi dissero vabbè tu porta Fallaci che ti bocciamo
Sono interessanti le lettere mai pubblicate tra Pasolini e Oriana autori molto legati fra loro. Come anche il lavoro d’archivio sulla parte di Oriana partigiana. Perché quando esce “La rabbia e l’orgoglio” e Oriana viene considerata uno dei personaggi più divisivi d’Italia molte sue colleghe misero in dubbio non soltanto in televisione attraverso la comicità televisiva. Misero in dubbio che lei fosse stata veramente partigiana. Ho ritrovato delle battute del tipo “la maestrina con l’elmetto ha finito di rompere i coglioni bene”, sto parlando di grandi giornalisti italiane, non figure di giornali localissimi. Le carte però c’erano, bastava andare a prenderle dov’erano però nessuno l’aveva pensato. Erano all’istituto storico per la resistenza toscana a Firenze. E lì c’è lo statino militare. Inizia molto presto. La tappa è Monte Govi, è un monte che sta tra il Mugello e Firenze. Sul lato Mugellano, c’è Barbiana e Don Milani sull’altro lato c’è il fronte fiorentino. Lei si fa spesso 32 km in bicicletta per andare 32 km per tornare a Firenze prendendosi le bombe ad ananas che gli alleati scaricano su Monte Giovi. Ci sono altri due persone con lei. Una ragazza e un ragazzo. Il ragazzo è diventato un suo ottimo amico. La ragazza lei non l’ha mai conosciuta. né la ragazza ha conosciuto Oriana. La ragazza è nata Giorgi penso non vi dica niente se vi dico Mara di Carlo Cassola, “la ragazza di Bube” forse vi dice di più Nada Giorgi e Mara è di lì. E’ di Pelago, comune che ha le pendici del Monte Giove, ha due anni più di Oriana Bube non è Bube ma è baffo il nome di battaglia di Bube dell’uomo di Nada Giorgi è baffo. Cassola modifica i nomi, ma la storia è quella e Nada Giorgi più baffo. Quello che diventerà suo amico è che è un partigiano sui generis perché non vuole le armi, quindi i partigiani su Monte Giovi non sanno che farsene, però è l’unico che parla l’inglese e quindi se lo tengono stretto perché hanno prigionieri anche alleati in fuga non conoscono l’inglese. Lui è Franco Zeffirelli Su Monte Giove quindi ci sono la ragazza di Bube, Franco Zeffirelli e c’è anche Oriana. Fra l’altro c’è un episodio che lei racconta citando un altro episodio che avviene in Vietnam che è “in niente così sia“. Lei va a visitare un campo di prigionia di ragazze vietcong, fa una serie di domande al comandante del campo il quale le risponde e dice: guardi il problema mio più grosso è che non so come farà a gestirlo, dicevo 350 donne, il ciclo mestruale come lo gestisco, non posso chiedere ai vertici militari americani i pannolini. Allora dice come l’ha risolto: l’ho risolto chiedendo a mia moglie la quale ha detto: prendi delle bende per le ferite. Ci metti il cotone e risolvi il problema. E lei a me ha raccontato, che è successa la stessa cosa a lei perché la mamma, come doveva essere consuetudine negli anni 30 , 40, non è che alle figlie probabilmente spiegavano quando viene il ciclo succede questo e quello. Lei ha l primo ciclo su Monte Giovi. Pensa di morire perché non è caduta non è stata ferita vede il sangue E la risposta gliela dà un partigiano il cui nome di battaglia era Jim il Bolosso. Allora, Oriana era alta 1,54, quindi a 14 anni sarà stata 1,47 m, 1,48. Il partigiano il nome di lui era Jim il molosso, quindi doveva essere alto e robusto. Allora voi dovete vedere la scena di questa bambina di 147 cm. Con Jim il Molosso che dice alla ragazzina: o bellina non muori, e sono le mestruazioni il problema è che ti vengono una volta al mese, ed è lui che dà a lei le bende con cui si curano le ferite con un batuffolo di cotone. Penso siano molte le giornaliste che come Cristina hanno fatto la scelta di essere giornaliste grazie a Oriana. Una di queste è Giovanna Botteri. Un’altra di queste era Ilaria Alpi. Giovanna Botteri che è venuta a presentare “stanca di vivere” un mese fa a Firenze mi raccontava che quando eravamo sui fronti di guerra, io e Ilaria la prima cosa che facevamo era chiudersi in un bagno E farsi l’eyeliner agli occhi era il nostro portafortuna. Oriana aveva due amiche: una era Christiane Amanpour, americana che aveva seguito le truppe americane, scrivendo della prima guerra in Afghanistan e l’altra era Giovanna Botteri. Oriana Fallaci in qualche modo ancora oggi ci parla, e ancora oggi con la sua assenza ci dice molto di un giornalismo che non c’è più.
Non c’è più quel giornalismo. Non c’è più il giornalismo del coach mare. Quello di andare in giro col taccuino a vedere coi propri occhi, a parlare direttamente con le persone.
Beh è stata la prima inviata di guerra donna, quindi è stata una scelta innovatissima per quell’epoca, e lei voleva vedere la guerra direttamente, raccontarla, ecco questo non si fa più oggi col giornalismo. E’ molto se addirittura non è smart working, perché c’è e ha una contraddizione. è un giornalismo che è stato sorpassato, superato, fagocitato dalla rete. dai social, quindi si ricorrono i social per avere dei click Spesso si prendono delle cantonate perché per far presto, e presto e bene non vanno d’accordo. E soprattutto, non ci sono più i tempi e ci sono sempre tagli continui per cui non ci sono, non c’è personale e si devono fare le cose magari 23 persone, 10 pagine e uno come si dice in gergo si tira a fare ciccia, quindi è tutto un altro giornalismo. Non so cosa pensare, cosa sarà con l’intelligenza artificiale, cioè quanto ancora esisterà questo mestiere e se potrà reggere con l’intelligenza artificiale. Ci sono delle aree di autenticità da qualche parte. Delle nicchie delle anche nella scrittura, anche. Beh, allora per esempio, le cronache locali. e quindi i giornali locali riescono ancora un po’ pur poco a mantenere un minimo contatto. Con le persone e con appunto la realtà dei fatti, magari succede un evento grosso si va a vedere ecco Però non so quanto ancora si riuscirà ad andare in quella direzione non sono molto ottimista. anche perché le cronache locali comunque fanno parte delle identità. Anche quando c’è qualcosa che non va, dice okay allora chiamo. Il ti per esempio la nazione guardare se perciò anche tanto questa fisicità che prima era rappresentata dalle lettere dei lettori dalle proteste dalle persone che venivano in redazione che ti portavano i loro problemi Per 1000 motivi di tempo di spazio di pagine e spesso anche di mancanza di interlocutori disponibili a ascoltare.
Oriana si documentava su tutto, non si alzava stava legata ore e ore, ma prima di scrivere studiava. Non c’era niente che non fosse appunto verificato e approvato in questa maniera.
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