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Leo S. Olschki. 140 anni di umanesimo editoriale (1886). Quando il libro diventa patrimonio della civiltà

La storiografia non rappresenta soltanto una disciplina accademica. È il luogo nel quale una società costruisce la propria coscienza critica. Ogni generazione rilegge il passato per comprendere il presente, e ogni nuovo studio modifica il modo in cui interpretiamo la nostra identità collettiva. In questo senso l’editore diventa un protagonista silenzioso della costruzione della memoria pubblica. Eppure anche una casa editrice può diventare un autentico luogo della memoria. Le sue collane, il suo catalogo, le relazioni costruite con università e istituti di ricerca costituiscono un patrimonio culturale che supera la semplice attività imprenditoriale. La qualità scientifica delle pubblicazioni, la cura filologica, l’attenzione alla documentazione e alla bibliografia costituiscono una forma di resistenza culturale alla superficialità informativa. È una testimonianza concreta di come l’editoria possa ancora svolgere una funzione pubblica, contribuendo alla formazione di cittadini consapevoli prima ancora che di lettori. È la convinzione che la conoscenza rappresenti il principale strumento attraverso cui l’uomo interpreta il mondo e costruisce il proprio futuro. Per questo motivo la tradizione umanistica non può essere considerata conclusa con il Rinascimento. Ogni istituzione che continua a difendere il valore dello studio, della ricerca e del dialogo tra discipline rinnova quella medesima eredità.

Copertina tratta dal libro: “A Muse of Music in Early Baroque Florence – The poetry of Michelangelo Buonarroti il Giovane

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