Renato Raimo, in Prima Nazionale, l’altra sera a Pietrasanta, durante l’ultimo appuntamento del Green Theatre, ci ha immersi nella poetica del premio Nobel Giosuè Carducci impersonandolo in tutte le sfumature della sua personalità. Svelando anche il suo rapporto con le donne: l’amante Lidia, impersonata efficacemente da Chiara Mari Battaglia, amante facoltosa e dalla spiccata sensibilità letteraria con la quale ebbe un legame molto intenso, mentre Ornella Giusto veste i panni di Elvira, la moglie di Carducci. Due presenze fondamentali attraverso le quali il racconto entra nella dimensione privata e affettiva dell’uomo. Abbiamo sviscerato il suo essere oltre che poeta, insegnante e studioso di letteratura.
La parola teatrale di Raimo era accompagnata dalla musica eseguita dal vivo, fedele ai gusti del sommo poeta, parte integrante della drammaturgia. La direzione musicale era affidata al maestro Massimo Salotti, pianoforte, insieme al duo d’archi de I Bei Legami, Michela Mignani violino e Stefano Aiolli violoncello, e al soprano Rachael Stellacci.
Lo spettacolo nasce da un’idea di Renato Raimo, che firma la sceneggiatura originale insieme a Kris B Writer, al secolo Cristina Bracci, consolidando una collaborazione artistica già sperimentata con successo proprio nel lavoro dedicato a Puccini. I costumi sono realizzati dalla Sartoria Teatrale Capricci di Livorno.
Renato Raimo in questo affascinante “Giosuè, ma tutti mi chiamano Carducci” ci immerge nei pensieri del celeberrimo poeta. “Una volta il silenzio era difesa ora è sospetto. Si parla per paura, ogni ferita diventa bandiera. Ogni parola consuma se stessa”.
Carducci nei suoi scritti ci ricordava che “Dopo il dono di fare la divina poesia, il dono largito agli dèi, ai loro prediletti, è di ammirarla fino alle lacrime. Questo secondo dono io l’ho”.
Anche noi l’abbiamo. È la nostra forza, la nostra debolezza, com’era la sua. Noi tutti abbiamo dentro nell’anima fin dall’infanzia la sua meravigliosa poesia ” San Martino” scritta nel 1883:
La nebbia agl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
il mare urla e biancheggia.
Ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de’ i vini
l’anime a rallegrar.
In questa poesia Carducci tocca la perfezione dell’esperienza lirica del paesaggio. Una delle composizioni più perfette della poesia carducciana. Assoluto è l’equilibrio della composizione.
E Raimo non ha avuto bisogno di citarla durante il suo monologo, preferendo scavare nell’ inquieto pensiero del poeta che rivela a noi spettatori il suo essere frammentato:
“A scuola abbiamo incontrato Carducci, abbiamo studiato le sue poesie, conosciamo il professore, l’intellettuale, l’uomo delle istituzioni, il Premio Nobel. A me interessava provare ad andare nella direzione opposta. Togliere, anziché aggiungere. Cercare Giosuè prima di Carducci».”
I paesaggi-stati d’animo, di cui si è molto parlato in letteratura, sono frequenti nel Carducci, e si animano dei suoi sentimenti d’amore e di odio, di gioia e tristezza, e spesso sono imbevuti del sentimento della storia umana.
Il regista ha saputo immergerci nei contrastanti pensieri di Carducci con grande maestria, svelandoci il suo rapporto con la felicità e con la sua scrittura.
E riesce più volte, all’interno del suo monologo, a interagire con il folto pubblico sempre più irretito dal suo spettacolo.
E a poco a poco il regista ci conduce dentro il pensiero di questo caotico poeta che sa trasformare il caos in forma e poi in metrica.
E così Carducci riesce a trascinarci nel disordine della sua vita. Miscelando la sua professione di maestro con quella del letterato.
E’ molto d’impatto anche il suo dialogo con la sua amante Lidia. Lui da uomo diviso quale era ci trascina dentro le sue tormentate riflessioni che trovano un equilibrio solo con la sua poesia.
Carducci non posava da eroe o da vate, confessava umanamente la sua dolce passione, in cui il culto per le belle parole dette dagli altri si confondeva col bisogno di crearne altre nuove. L’arte di Carducci somiglia a un edificio che non ha salde fondamenta né è piantato sulla roccia. Perciò i muri esterni, forti e ben scolpiti, nonostante la loro possente struttura sono sovraccarichi e pericolanti. La poetica di Carducci e tutta basata sullo spirito nazionale italiano e chiusa in una maestria formale che egli ha attinto dall’arte del passato e che non è nè possibile nè comprensibile senza educazione filologica, essa può essere pregiata e ammirata in tutto il mondo, ma solo in Italia veramente sentita e amata.
E questo Raimo con la sua compagnia è perfettamente riuscito a trasmettercelo. Calorosi applausi alla fine di questo riuscito lavoro di Raimo sul poeta Giosuè Carducci nato a Valdicastello, a due passi da Pietrasanta. Evento in Prima Nazionale, promosso dal CAV: Centro Arti Visive di Pietrasanta e dal sindaco Giovannetti. Il 5 settembre sarà possibile rivedere questo spettacolo a Castagneto Carducci
Immagine di copertina: crediti Alberta Puccinelli